Il giorno del mio Compleanno…22.05.1956

Oggi 22.05.2017 è il giorno del mio Compleanno.

Entro in una nuova decade; dovrei essere una donna matura, tranquilla, contenta di ciò che ha fatto, pronta a tirare un pò le somme di tutti questi lustri.

Invece mi sento ancora una ragazzina,con un corpo che stride un pò con i pensieri…

La mattina, quando mi sveglio, ancora un pò assonnata penso: ‘Oggi faccio questo, questo e quest’altro…vado lì, lì e là…’

Mi appresto ad alzarmi…e le gambe subito mi sussurrano: ‘Eh!!! Quanto entusiasmo Gabriella! Non ti ricordi di noi? Abbiamo faticato tanto, abbiamo raggiunto luoghi impensabili ed apparentemente inaccessibili con te, sorrette dalla tua volontà di farcela, sempre e comunque…

Abbiamo ballato fino a non sentirci più, ci siamo fatte tagliuzzare un paio di volte, inginocchiate per le cadute fisiche e per ringraziare il tuo dio, abbiamo indossato gonne lunghe e pantaloni per non mostrare le cicatrici ad occhi curiosi, pudiche ed innocenti…

Ci siamo abbronzate, ci siamo viste violacee dal freddo; ci siamo mosse il più velocemente possibile in momenti di allerta o necessità, ci siamo strette ai fianchi di un cavallo privo di staffe, siamo andate incontro a più di un amore, a più di un bimbo, alle mille braccia che ci attendevano.

Abbiamo anche cambiato strada, qualche volta, per allontanarci da chi ti stava facendo male.

Ora rallenta…goditi i nostri passi piano piano, siamo più incerte.

Lasciaci muovere in acqua più che puoi, accarezzate dal profumo del mare.

Girati con calma, porta attenzione, siamo un pò stanche…abbiamo fatto ben di più di quanto era scritto nella tua storia da altri…

Grazie per non averci creduto… Continueremo a fare del nostro meglio…ma tu aiutaci…’

 

Così rallento, e ogni giorno faccio ciò che posso, a volte mi concedo di non fare nulla, perchè mi arricchisce anche questo.

E’ giusto accogliere il tempo che scorre, sorridere alla stanchezza che sopraggiunge dopo aver vissuto tanto intensamente.

Mi dico che non mi sono risparmiata mai, ed è bellissimo.

Mi dico che avrei potuto forse fare di più, ma so che non è così.

Occorre ammettere i limiti, occorre accettare che ognuno di noi ha fatto, nella vita, ciò che è riuscito a fare in base alle conoscenze e consapevolezze del momento; occorre sentire compassione per noi stessi; parlo di com-passione (Etimologicamente: dal latino  cum patior – essere con l’altro nel soffrire), non certo di compiacimento nel vittimismo che ci lascia attoniti e fermi; essere con noi stessi nel soffrire ci permette di conoscere le profondità del nostro essere e smettere di giudicarci, sostituendo il rifiuto con l’abbraccio.

La compassione è una forza grandiosa, dolce, incisiva, tenera e rinforzante.

Non lo dimentico da un pò.

 

Gabriella

 

COMMENTI

Leave A Response

* Denotes Required Field