3. La Matrigna e la Strega…

La Matrigna e la Strega hanno sempre ruoli cruciali nelle Fiabe.

Le Fiabe pullulano di personaggi malvagi, sempre e solo presenti allo scopo di far comprendere i loro giochi perversi e superare di conseguenza le prove, spesso con l’aiuto di antagonisti ‘buoni’.

Nelle Fiabe esiste una ‘meravigliosa giustizia eterna’ e i cattivi muoiono di ‘malamorte’ o fanno una brutta fine.

 

La Matrigna è la rappresentazione della madre cattiva.

Il bambino non si permette di associare alla ‘mamma’ aspetti respingenti e di abbandono, nonostante li viva; la madre è sempre identificata come buona e amorevole.

Visto che è totalmente dipendente da lei, è disturbante per il bambino accettare l’idea di una madre cattiva e distruttrice, quindi respinge nell’inconscio l’immagine della ‘mamma cattiva’e la proietta all’esterno sotto forma di un’altra figura femminile per poterci interagire.

Che fanno le figure della Matrigna, della Strega o della Regina malvagia?

Abbandonano i bambini nei boschi, li vogliono divorare o uccidere, preferiscono altri figli a loro, li maltrattano o li trascurano.

Questi sono i veri timori dei bambini: la paura di ritrovarsi soli e sperduti, l’angoscia di non riuscire a sopravvivere senza aiuto, la gelosia verso i fratelli più benvoluti, la paura di venire ‘inglobati’…

Ed ecco perché, affinché il bambino possa tollerare tutte le sue paure ed elaborarle, appaiono le figure della Matrigna e della Strega che, rivestendo il ruolo della figura femminile negativa esterna, si fanno carico delle sue proiezioni e lasciano intatta la figura della ‘mamma buona e amabile’.

Per il bambino piccolo la madre vera non può essere cattiva.

Nelle fiabe la presenza della ‘matrigna’ è associata all’assenza della vera ‘madre buona’; rarissimamente incontriamo quest’ultima: è morta, esiliata, rinchiusa in una torre, soggiogata dal male o dalla malattia.

I bambini soffrono sempre qualche forma di allontanamento dall’amore materno e, purtroppo, la figura paterna protettiva è sempre, a sua volta, in balia del male o distratta, ma questo lo vedremo in un altro articolo…

L’atteggiamento della matrigna cambia verso la femmina adolescente: anche in questi casi la scaccia o la vuole eliminare, ma l’obiettivo è diverso.

La Matrigna ora vuole vincere nella competizione sessuale: ‘Chi è la più bella del reame?’

In Biancaneve la Regina vuole il suo cuore (privarla degli affetti) e il suo fegato (soddisfazione sessuale); in Cenerentola la Matrigna la umilia, le fa lavare i pavimenti vestita di stracci, la tiene chiusa in casa e non vuole che conosca il Principe.
Tutto questo a vantaggio delle proprie figlie e qui ritorna lampante la tematica che la vera madre non può essere cattiva…intatti la vera madre non lo è con le sue vere figlie.

Possiamo anche incontrare la suocera cattiva, dove la madre dello sposo tenta in ogni modo di distruggere l’unione. Come ultima chance tenta di uccidere o rapire il nipote, per far incolpare colei che vede come rivale nella sua relazione malata col figlio.

Se la protagonista riesce a superare gli ostacoli diventa a sua volta Regina.

Occhio a come ci si comporterà poi!

Se invece il protagonista è maschile, non sarà la Matrigna il personaggio da combattere, ma la Strega che tenterà di ammaliarlo in ogni modo…

La Strega rappresenta il potere femminile altamente distruttivo.

La polarità femminile è caratterizzata, nella sua accezione positiva, dal contenimento, dall’accoglienza, dall’introversione (la coppa, il cesto, il vaso…); mentre, nella concezione negativa mira a ‘trattenere’: imprigiona, risucchia, ingoia (la grotta, la cella, le segrete del castello): diventa un utero che uccide.

Ed ecco che il bambino della fiaba viene imprigionato e mangiato dalla strega, nella realtà viene ostacolato nel suo sviluppo dalla oppressiva possessività materna.

La Strega delle fiabe è molto più potente e cattiva della Matrigna e costituisce un grave pericolo; a volte le Matrigne sono anche Streghe come evidenziato in Biancaneve dagli incantesimi della Regina: pettine, cintura, mela.

Mentre la Matrigna genera paura, dolore, abbandono, solitudine, la Strega trattiene e lega a sé, agisce con malefici che uccidono e non è facile liberarsene.

La Strega incanta anche i personaggi adulti: non li mangia più… ma li incatena nel loro processo di crescita e realizzazione personale: ‘congela l’adolescente ‘ addormentando la Principessa femmina (impedimento nell’incontro della polarità maschile), imprigionando il Principe maschio nelle segrete del castello; sorte ben peggiore che equivale tenerlo succube del potere materno totalizzante; non solo gli impedisce di incontrare la sua polarità, ma anche di acquisire la sua identità di maschio.

La Strega ha poteri magici: può trasformarsi in ciò che vuole, ha potere sui 3 Regni, conosce incantesimi e malefici.

Usa gli strumenti della Fata, ma con scopi diversi.

Entrambe hanno accesso alle profondità dell’inconscio.

‘Cadere prigionieri’ della Strega significa cedere alle fascinazioni delle forze distruttive dell’inconscio (femminile, notturno, sotterraneo, sconosciuto) che si contrappone con lo stato di coscienza (maschile, diurno, solare, conosciuto).

In genere incontrandola si regredisce: il Principe diventa ranocchio, la Principessa cerbiatta, i servitori di pietra; incontrando la Fata accade il contrario, Pinocchio diventa un bambino, gli animali diventano uomini, le Fate aiutano gli uomini a realizzarsi.

In ogni caso la Strega mantiene ancora un aspetto ‘umano’.

Chi lo perde del tutto e diviene totalmente distruttiva è l’Orco o Orca, ermafrodita.

 

 

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